Monthly Model

Mother Mary è la Monthly Model di Club & Kitan Club di Novembre (*). Di lei però scriveremo ancora molto e pubblicheremo tante fotografie perché ha partecipato e parteciperà ai set de I Bizarri Anni '50 sia come alter-ego della bellissima moglie di John Willie, Holly Anna Faram, sia come modella per il leather bondage, tra catene, pelle e cuoio.
Delle signore non si dice mai l'età ma una cosa di Mother Mary è assolutamente certa: avrà sedici anni fino al suo sessantesimo compleanno. Una persona assolutamente splendida, a suo agio sui set fetish e bondage, è stata anche una compagna di viaggio nella creazione delle scene: impagabile e impareggiabile ha impegnato il suo fisico fino a limiti che poche persone possono sperare di raggiungere, tenendo pose complicate e scomode fino al dolore con il sorriso sulle labbra o con quella deliziosa smorfietta di sofferenza e sfida (chi sa quanto finta e quanto vera) che potrebbe fare impazzire di piacere un sadico. Mary è molto più di una semplice "modella fetish", è una persona garbata e distinta, una vera Dama tatuata, appassionata di corde e di bondage, di vestitini vintage (che indossa con disinvolta e scanzonata aria da pin up anni 40-50) perfettamente a suo agio sia su tacchi vertiginosi di stivaletti impossibili (che sa indossare con grazia anche quando è legata)  sia a piedi nudi sul freddo parquet dello studio fotografico. Unico "difetto" di Mother Mary (ma questo è un nostro problema, non suo) è la sua residenza un po' fuori dalla portata delle nostre macchine fotografiche e, quindi, la necessità di programmare con ampio anticipo la sua partecipazione ai nostri set. Ma, vi assicuro, dato il risultato dei primi tre shooting non ci lasceremo scappare l'occasione di coinvolgerla tante più volte possibile per vostra (e soprattutto) nostra felicità. La sua pagina IG è: https://www.instagram.com/mother_mary91_/
(*)Ropes: Mauro Lacqua

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愛子
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Mother Mary
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From the Editor's Dungeon

Siamo tornati ...

2019 11 editorialeCiao! Siamo tornati!! Sì, abbiamo saltato un mese (e che mese) denso di lavoro per la sistemazione del nuovo studio fotografico e, infine, siamo di nuovo qui e quasi in pari con l'aggiornamento del sito.

Quindi ottobre è trascorso (nostra colpa) senza aggiornamenti dei monthly set e senza la presentazione di una monthly model ma non senza operare, dietro le quinte, per rendere il magazine sempre più vivo e sempre più vivace.

Stiamo ancora postproducendo la nuova serie di foto della monthly model (abbiate pazienza, non ve ne pentirete!!) ma vogliamo fare il punto della situazione e lo facciamo prima con quello che abbiamo fatto.

Un articolo di Fulvio Brumatti (Mappamondi in fiamme #4) aspettava da qualche mese di vedere la luce perché l'Editore (io me) ha preteso che fosse accompagnato da un set fotografico originale il cui storyboard fosse ricavato dal racconto di Vinicio che nell'articolo è presentato.

Non è come dirlo inventarsi un set credibile di spanking in un grande magazzino. Eppure con la pazienza delle formichine non solo abbiamo ricreato in studio la suggestione del magazzino resi di un (possibile) punto vendita di abbigliamento femminile: non contenti abbiamo messo all'opera due modelle che sono, in assoluto, new entry nel mondo della fotografia SM/BDSM e ci abbiamo ricavato un set niente male.

Come dire che il lavoro di squadra paga, alla fine.

Con l'uscita di un articolo di Paul Stoves sullo spanking in terra di Germania (Deutschland Deutschland) si è andati avanti con la geo-storia dei mappamondi in fiamme, supportata da pregevoli (che dico pregevoli, di più!) foto d'epoca.

Nel frattempo abbiamo ricevuto ed impaginato l'articolo di presentazione a lungo atteso (ragazzo impegnato) di Retif. Così e degnamente abbiamo inaugurato anche la sezione dedicata agli amanti dei piedi. Come al solito sollecitando l'autore a raccontare di sé e della sua storia personale, del suo modo di vivere la sua passione, delle sue esperienze. Il risultato, mescolato con qualche scatto eseguito nel passato durante qualche sessione di feet di cui Retif è stato protagonista, non è malaccio. Insomma, non è detto che amare i piedi delle donne debba per forza significare che, poi, ogni cosa, la si fa con i piedi ... o no?

Infine abbiamo ottenuto anche le presentazioni personali di Tsuki e di Altex che hanno dato vita e un po' di brio alla rubrica Latex Gloves.

In fondo un mesetto impegnativo che si è conluso sabato 30/11 con la serie di foto postprodotte della nostra modella fetish/bdsm del mese, Mother Mary, impegnata in una scena di shibari (ropes Mauro Lacqua)

Non possiamo, infine ma non per ultimo, dimenticare che il 25 novembre appena trascorso si è ampiamente e con vasta eco mondiale celebrata la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne del corrente AD 2019 (!! 2019 non 819 !!).

Questo tema è, per noi praticanti SM/BDSM, centrale e importante data la delicatezza dei meccanismi psicologici che le nostre pratiche vanno a toccare, a volte profondamente. La vigilanza sul proprio operato, sulle proprie scelte, sul modo d'interagire non può prescindere dal continuo e attento controllo sulle nostre azioni e sulle conseguenze di tali azioni. E questo vale sia per chi si prende la responsabilità di assumere un ruolo dominante sia per chi si prende il rischio di assumere un ruolo sottomesso.

La violenza, come tale, è già insopportabile quando a subirla è un uomo, diviene intollerabile ed esecrabile, soprattutto in questo periodo di rigurgiti culturali piuttosto proccupanti, quando segue l'odioso fine di annichilire moralmente e fisicamente una donna.

Su questo tema avremo modo di tornare spesso nei prossimi editoriali perché oggi più che mai è necessario, vitale, determinante, segnare una linea netta, senza ambiguità o tentennamenti, senza distinguo o sofismi, tra quello che è un piacere condiviso, una consapevole ricerca della felicità lungo un percorso di consensuale appagamento e quello che è, per contro, l'abominio della prevaricazione e della violenza. Non una linea tracciata a "sofismi": una linea operativa, oggettiva, invalicabile, tracciata con concetti chiari ed inequivocabili, atteggiamenti e comportamenti coerenti, assunzione etica, morale e legale delle proprie responsabilità. In poche parole un confine segnato con un muro di cemento armato tra noi e chi, usando ed abusando delle parole d'ordine e delle suggestioni del nostro mondo, vorrebbe camuffarsi, intrufolarsi e deporre - come il cuculo - il suo uovo malato nel nostro nido.

Questo detto vi rinnovo i miei migliori auguri di buon divertimento e vi saluto perché, a parte tutto, s'è pure fatta una certa ;-)

Top News

Precum - Un racconto di Caliban

thumbnailUna doverosa introduzione dell'Editore. E' impossibile o quasi classificare correttamente Caliban se non lo si conosce personalmente, e pure da parecchi anni. I suoi racconti sono, a volte sconcertanti e visionari, scorci di incubi sessuali spontanei più che barocche fantasie onanistiche. Con lui si rigenera,  senza soluzione di continuità, quel filone disturbante ed eroto-filosofico che fu di De Sade, Apollinaire, Bataille e, in estremo oriente, di Tetsuo Amano e il suo Kachikujin yapū, il bestiame umano - pubblicato a puntate a partire dal 1956 proprio sulla rivista giapponese Kitan Club dalla quale abbiamo tratto ispirazione per questo magazine.
Forti i dubbi sull'opportunità di pubblicare i suoi racconti anche in questo contesto, forti le perplessità di cui anche lui è al corrente ma inutile chiedere di "limitare i danni" con autocensure. Non lo farebbe neanche se ad imporglierlo fosse la Mistress delle Mistress dei suoi sogni; paradossalmente un sub con inquietanti tendenze alla castrazione non è, in alcun modo, castrabile dal punto di vista intellettuale e creativo.

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Ultimo Lunedì - A tutti

a tuttiQuando avevo mandato il lontano 27 gennaio di questo sciagurato anno quella breve comunicazione a tutti gli iscritti alla mailing list dell’ULTIMO LUNEDI mai avrei immaginato.
Mai nessuno di noi avrebbe immaginato.
Eppure!

Il “resistere, resistere, resistere” è più che mai giusto pensarlo, dirlo, gridarlo. Solo quando sarà possibile vedersi, ci vedremo. E nemmeno 1 minuto prima.
Sarà un riprenderci il nostro vitale spazio di salutare divertimento fatto di gioco, ma soprattutto di belle relazioni tra persone accomunate da una stessa visione della propria sessualità.

A chi di noi dovesse essere per professione in prima linea, va il mio – e parlando a nome di tutti, il nostro - più forte senso di gratitudine, di ammirazione, di riconoscenza.

A presto con tutto il cuore e tutta la speranza,

Fulvio Brumatti

Mappamondi in fiamme #5

MIF 05Regole, feticcio per divertirsi
Ahhh, Vinicio, Vinicio con te si potrebbe almeno un po’ riportare in equilibrio mappamondi rossi femminili e con quelli maschili e sciogliere (parzialmente) i dubbi che ci hanno attanagliato nell’articolo precedente. Questa volta dunque natiche maschili (le tue !) ben arrossate.

Potrebbe incaricarsene qualcuna o qualcuno: talvolta nello spanking il “genere sessuale” assume scarsa rilevanza. Si dice, infatti, che sculacciare natiche è sculacciare natiche, siano esse maschili o femminili.

Che una mano che sculaccia è una mano sia essa maschile o femminile. Tranquillo, è solo un “si dice”.

Così come è ancora un semplice “si dice” che vorrebbe che chi ama sculacciare ama anche essere sculacciato. Ma forse, a dire il vero, questo è abbastanza vero e meno un semplice “si dice”.

Lo spanking sta dentro una atmosfera fatta di fantasie di collegi, di punizioni per mancanze, di complessi rituali di castighi corporali in tempi antichi o moderni. Una nuvola profumata che prende la testa e dentro quella nuvola  - che è come una nebbia - i confini netti si perdono e tutto diventa possibile, con buona pace dei puristi dei ruoli.

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Scrittori a tutto spanking
Nell’articolo precedente ho promesso di parlare di questa letteratura raffinata d’oltralpe così ricca di significati per il nascente SM. Sì, ma le promesse – ce lo insegnano i nostri uomini politici – sono fatte solo per essere disattese. Parlerò dunque d’altro perché mi pare più importante restare a casa nostra. Ho citato l’altra volta Livio, primo in assoluto a parlare di sculacciate in Italia. Pur restando vicinissimo alla rivista Club, i suoi importanti impegni di lavoro l’hanno portato a passare il testimone a Vittorio e dopo poco questi a Paul Stoves.

 

Paul Stoves è nome molto noto tra gli appassionati di sculacciata, non solo in Italia ma, soprattutto, Inghilterra e Francia. Paesi dove egli, tramite suoi amici, ha reperito vere ”chicche” (e … costosissime) della letteratura erotica internazionale del primo ‘900.

Una persona è leader se ha attorno a sé allievi, collaboratori; Paul Stoves ne ha avuti sempre. Da rammentare Lyz, Monella, Veronica, Delia tra le tante di sesso femminile. Keit Donato, Murlo,Vinicio, Salvatore Napoli tra i tanti uomini. Persone che hanno scritto travasando su carta emozioni, esperienze e stati d’animo vissuti in diretta. Non dunque semplici fantasie.

Di Delia, intensa ragazza che da un giorno all’altro, senza apparente motivo, ha troncato con il gioco SM, riporto qui un racconto e vi saluto con un appuntamento al prossimo articolo.

 

UN ALLIEVO SULLE GINOCCHIA
Delia Key

Non capita tutti i giorni di trovare persone abbastanza eleganti e sensibili da trasmettere alle proprie mani il desiderio sottile di farglielo tutto rosso, per puro gusto intrinseco.

Mi è successo, per mia fortuna, con un particolare allievo dell’Accademia con cui ho parlato in sede ascoltandolo con piacere prima di punirlo come meritava.

Aveva un nome particolare, Bartolomeo. Un po’ all’antica, direte, come “all’antica” erano le sue esigenze e la sua mente di monello.

Bartolomeo ha una cinquantina d’anni circa e dei bei capelli brizzolati come la barba che contornano un viso pulito, dai lineamenti regolari con due occhi azzurro chiaro. Mi spiegava, con voce cortese, come appena maggiorenne abbia avuto l’occasione di finire i suoi studi sotto la giurisdizione di una severa signora la quale, con veemenza ed impegno, si dedicava alla sua educazione di scolaretto modello.

“Tutto andava fatto bene e se così non era, avevo sbagliato. I miei sbagli andavano sottolineati e castigati con punizioni che il più delle volte erano corporali, ma vi si accompagnavano anche svariate umiliazioni come, per esempio, dover indossare vestiti da ragazza mentre lei teneva le sue lezioni per me, a casa sua, e mi ripeteva ciò che io avevo negligentemente trascurato nel mio studio.”

Io ascoltavo, molto attentamente, ciò che mi veniva detto con tanto patos e partecipazione mentre Paul ci lasciava da soli essendosi messo in disparte per occuparsi di altri lavori.

“Da allora sento la mancanza di una guida che mi porti sulla giusta strada ogni volta che sbaglio e che punisca inflessibilmente e senza spazio a ripensamenti le mie mancanze.”

Gli feci qualche domanda per capire meglio cosa pensasse e cosa cercasse davvero, in quanto era esattamente questo il mio compito in quel momento.

“Delle poche esperienze con donne dominanti che ho avuto in seguito ricordo ogni particolare ovviamente, ma mi hanno sempre lasciato una profonda frustrazione perché si fermavano senza motivo: avevano paura di farmi troppo male o che qualcuno le giudicasse negativamente.”

La sua genuinità e schiettezza mi piacque molto e, sinceramente, la cosa che mi intriga molto in questi casi è il parossismo apparente fra la mia freschezza dei 22 anni, la mia dolcezza di approccio e la decisione con cui sculaccio un uomo adulto di un’età considerevole. È facile mettere sulle ginocchia un ragazzino appena diciottenne ma trovo davvero stimolante “trattare” uno stimato professionista adulto da monello quale si sente; tirare fuori quell’anima rimasta infantile e soddisfare le sue aspettative prendendomi cura di lui con fermezza e severità.

Io gli spiegai il mio punto di vista, ovvero che se aveva mancato di obbedienza e rispetto a Paul Stoves che era il direttore di questa Accademia di cui faccio parte, per la mia mentalità era come se il torto venisse fatto anche a me e che quindi sarebbe stato punito duramente dalle mie mani.
Era proprio questo ciò di cui aveva bisogno. Io lo leggevo nei suoi occhi e lui non osava negarlo.

“Gli articoli che hai promesso al Signor Stoves, dove sono andati a finire? Nel dimenticatoio?”

Passeggiavo nervosamente di fronte a lui, che se ne stava seduto nell’angolo.

Contrito e gentile mi rispose apertamente: “Non ho avuto tempo… ma forse non ho voluto trovarlo…”

“Hai un lavoro che ti impegna 24 ore su 24?”

“No, Signorina Delia.”

“Qualche motivo particolare per cui improvvisamente non hai più avuto un solo istante durante tutte queste giornate?”

“No, Signorina Delia.”

“E allora perché hai detto a Paul che avresti scritto delle cose per la rivista per poi non far avere più nulla di tutto quello che hai promesso?”

“Mi dispiace… Non dovevo…”

“Certo che no: se non intendi farli non dare la tua parola per mancare così verso qualcuno che contava sul tuo contributo e che, fra le altre cose, è degno del massimo rispetto come tutti.”

“Si, Signorina Delia.”

Lascio passare qualche secondo, lo fisso e lui mi guarda spaurito. Lo trovo adorabile nel suo fremere e così tardo un po’ ma alla fine gli ordino con viso severo:

“Andiamo nell’Accademia, avanti.”

Presi il frustino che avevo portato da casa togliendo il maglione nero con cui l’avevo avvolto per camuffare un minimo la sua appariscenza ed esortai con esso Bartolomeo a scendere le scalette, accendo le luci seguendolo a mia volta e pregustando già le mie mani su quel discolo così interessante e voglioso di sottostare alla mia disciplina.

In realtà io ero la sua sorpresa. Lui, in mancanza di una Miss come aveva desiderato, si era affidato alle cure del Preside Paul Stoves, certo che avrebbe avuto il meglio, ma il mio amico avendo un cuore buono e proteso a realizzare nel possibile il desiderio principale di ognuno dei soci amici dell’Accademia, aveva investito me del ruolo di educatrice. Cosa in cui credevo, avendo parlato con entrambi, per cui accettai con entusiasmo dopo aver visto gli occhi di Bartolomeo che, all’inaspettata vista di una donna, si erano illuminati e riempiti di un tenero stupore. Fino al momento di varcare la soglia dell’Accademia, quel pomeriggio, era all’oscuro della mia presenza in città.

Lui, una volta al piano di sotto, si era messo diligentemente in piedi, composto, ad attendere che io preparassi gli strumenti per il suo castigo e che mi ambientassi valutando la giusta luce nella stanza. Lo redarguii ancora velocemente con le braccia incrociate, davanti a lui che cominciava già a dire che non avrebbe più fatto una cosa simile, che gli dispiaceva molto ed io, per tutta risposta, gli assicurai che dopo aver passato una buona mezz’ora sulle mie ginocchia ci avrebbe pensato molto bene prima di rifare una cosa del genere.

Mi sedetti sul divano di pelle nera, perfettamente in tono col mio abbigliamento: gonna nera con spacco laterale abbastanza profondo e camicetta nera con calze sempre dello stesso colore, velate e sottili che fasciavano il piede protetto da una scarpa col tacco discretamente alto.

Gli dissi di venire vicino.

Gli tolsi la cintura dei pantaloni e gli ordinai di abbassarsi da solo il resto lasciando però al loro posto gli slip scuri che vennero subito scoperti, prontamente. Me lo misi sulle ginocchia e presi un po’ confidenza con la consistenza di quel culo ben fatto e maschile che mi si offriva. Devo ammettere che non ho resistito a prolungare la sua attesa, con mio godimento mentale, osservavo la gamba del monello tremare sempre più visibilmente ed i suoi gemiti d’ansia crescere e carezzare la mia anima di Miss. Alla fine ero impaziente quanto lui di fargli assaggiare il bruciore che la mia mano giovane e femminile sa donare: cominciai dunque a sculacciarlo, con decisione ma non troppo duramente.

“La prego… La prego…”

Recitava qualcosa fra una supplica e l’altra che, francamente, mi era del tutto incomprensibile così mi fermai e gli chiesi:

“Cosa hai da lamentarsi tanto se non ho neppure cominciato?”

“La prego non sia troppo severa con me… è da tanto tempo che non vengo sculacciato…”

“Male! Vedi, a maggior ragione devo essere dura con te per il tuo bene: se qualcuno ti avesse punito in questo tempo non avresti combinato questo pasticcio. E noi non vogliamo che succeda di nuovo, vero?”

“No… No Signora, non lo farò più”

“Puoi scommetterci – presi ad accarezzargli la testa ed intrecciare le mie dita coi suoi capelli – perché quando avrò finito con te ti brucerà tanto che non potrai più sederti per giorni, monello.”

Cominciò a gemere e protestare mentre io ricominciavo a scaldargli per bene quel culetto ancora virtualmente protetto dal sottile tessuto degli slip e disteso sulle mie ginocchia a prendere cocenti e sonore sculacciate.

“Sssht, sei stato disubbidiente ed adesso ti prenderai la tua punizione… fino in fondo.”

Scostai le mutande prendendole per gli elastici laterali e notai che la sua carne bianca era discretamente arrossata. Un buon inizio insomma.

Feci calare ad ogni modo quell’ultimo velo e, alternando sculacciate con carezze morbide ed il passaggio delle mie unghie sulla pelle sensibile, parlavo con una calma decisa e severa al piccolo “allievo” affidatomi da Paul, come piccoli diventano tutti una volta sulle mie ginocchia coi pantaloni abbassati ed il sedere in fiamme.

“Non ti vergogni a stare qui col culetto punito per essere stato ancora una volta indisciplinato? Ma quando imparerai ad essere ubbidiente? Mh?”

Usavo un gergo studiato appositamente per accentuare il suo senso di imabarazzo.

“Lo so, Signora, la prego, non lo farò più…”

“Me lo dimostrerai. Adesso alzati. E va nell’angolo, da bravo. In castigo.”

Bartolomeo eseguì, non senza pena visibile, avvolto nella vergogna che la situazione creava in lui e mise in mostra le sue natiche brucianti e rosse al mio sguardo compiaciuto.

Lo trovai un bel sedere maschile, adatto per un lungo corner – time.

Lo accarezzai intimandogli di mettere le mani sulla testa e lui lo fece immediatamente.

Io passeggiavo, facendo rumore coi tacchi, col chiaro intendo di innervosirlo ancora di più e fargli pesare la mia presenza ed il mio sguardo indagatore dietro di lui. Presi il paddle di cuoio nero a forma di cuore o di due natiche sedute, dipende dai punti di vista, e lo sculacciai con quello, in piedi, orinandogli di non muoversi altrimenti sarebbe stato peggio per lui.

I suoi sospiri e gridolini soffocati mi invogliavano a continuare ma mi fermai un attimo per passare il dito su un segno più evidente degli altri e valutare in che misura era il caso di procedere.

Dopo poco notai che il colore rubicondo di quel sedere era soggetto ad una repentina decolorazione per cui mi tranquillizzai del tutto e procedendo con estenuante oculatezza lo punii per ben due ore e mezza.

Usai il righello, il famoso righello in legno dell’Accademia che lui stesso firmò al termine di tutto in quanto “sculacciato” ed un martinet molto particolare, leggero, ma efficace se dato nei punti più sensibili ed ovviamente il mio amato frustino. Questo ultimo andò ad arrossare anche il palmo della sua mano che continuava imperterrita a tentare di coprire il sedere nonostante io lo avessi proibito ed avessi sgridato duramente Bartolomeo più volte.

Lo feci stare in castigo nell’angolo con le mani sulla testa alternando a più riprese con lo stare sulle mie ginocchia un’altra volta per assaggiare il paddle di legno e la mia spazzola pesante sempre in legno e in setole pungenti dal verso opposto. La usai da ambo le parti.

Alla fine il povero Bartolomeo gemeva e supplicava, baciava teneramente la mia mano e mi ripeteva quanto io fossi stupenda e quanto ne avesse avuto bisogno di una meritata sculacciata così intensa.

“Com’è la mia mano, Bartolomeo…”

“Dolce, Signorina Delia, dolcissima e morbida quando mi accarezza.”

Assestai su quel sedere alcune delle mie più cocenti sculacciate e ripetei la domanda:

“Com’è la mia mano, allora…”

“Severa Signora” rispose con voce rotta.

“Sono questi i due aspetti che troverai sempre, Bartolomeo. La dolcezza e la severità nella stessa mano, nella stessa persona, negli stessi occhi che ti guardano e ti controllano. Era di questo che avevi bisogno, vero?”

“Si Signorina Delia… si… Da troppo tempo ormai.”

Lo feci alzare e lo misi in posizione per una buona sessione di cane che comprese quello leggero, quello medio e quello di rigore in rattan: sei colpi ognuno che sarebbero raddoppiati se la sua mano si fosse ostinata a disubbidirmi ed andare indietro per interferire con la punizione che gli stavo amministrando. Anche perché non amo procurare dolore che non sia rigorosamente controllato ed il cane di rattan su un dito non è una cosa di cui si possono manovrare i risvolti a perfezione. Paul venne giù chiamandomi, osservò il mio operato e serio disse:

“Bene, bene, vedo che qui le cose stanno cominciando a funzionare.”

“Devono funzionare, anche perché se tutti fanno come lui dove vanno a finire le pubblicazioni…”

“Ecco, infatti. Quindi continui pure, prego”

Bartolomeo cominciò a lagnarsi ed a supplicare di non punirlo più perché aveva capito, non si sarebbe più comportato così.

“Lo spero” sottolineò Paul salendo nuovamente le scale

Io gli dissi di fare silenzio e, piuttosto, di contare se non voleva che si ricominciasse ogni volta tutto daccapo.

Alla fine, Bartolomeo ebbe il permesso di accarezzarsi dietro se lo avesse voluto e massaggiarsi un po’, cosa che fece subito prima di rivestirsi.

Prima di andare mi ringraziò baciando la mia mano ancora calda e mi abbracciò. Io lo strinsi forte, gli dissi di fare il bravo, lui sussurrò un sì e lo sentii contento nel profondo, come speravo che uscisse da quella stanza.

Io e lui sappiamo di cosa stiamo parlando, spero che abbia quindi modo di leggere questo articolo e che la nascosta consapevolezza di essere pubblicato qui, messo a nudo nella parte più delicata di sé stesso essendo tuttavia protetto nello stesso momento, rinnovi nella sua mente la sensazione di quei momenti in cui è stato sculacciato, rimproverato e curato con attenzione.

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