Monthly Model

Mother Mary è la Monthly Model di Club & Kitan Club di Novembre (*). Di lei però scriveremo ancora molto e pubblicheremo tante fotografie perché ha partecipato e parteciperà ai set de I Bizarri Anni '50 sia come alter-ego della bellissima moglie di John Willie, Holly Anna Faram, sia come modella per il leather bondage, tra catene, pelle e cuoio.
Delle signore non si dice mai l'età ma una cosa di Mother Mary è assolutamente certa: avrà sedici anni fino al suo sessantesimo compleanno. Una persona assolutamente splendida, a suo agio sui set fetish e bondage, è stata anche una compagna di viaggio nella creazione delle scene: impagabile e impareggiabile ha impegnato il suo fisico fino a limiti che poche persone possono sperare di raggiungere, tenendo pose complicate e scomode fino al dolore con il sorriso sulle labbra o con quella deliziosa smorfietta di sofferenza e sfida (chi sa quanto finta e quanto vera) che potrebbe fare impazzire di piacere un sadico. Mary è molto più di una semplice "modella fetish", è una persona garbata e distinta, una vera Dama tatuata, appassionata di corde e di bondage, di vestitini vintage (che indossa con disinvolta e scanzonata aria da pin up anni 40-50) perfettamente a suo agio sia su tacchi vertiginosi di stivaletti impossibili (che sa indossare con grazia anche quando è legata)  sia a piedi nudi sul freddo parquet dello studio fotografico. Unico "difetto" di Mother Mary (ma questo è un nostro problema, non suo) è la sua residenza un po' fuori dalla portata delle nostre macchine fotografiche e, quindi, la necessità di programmare con ampio anticipo la sua partecipazione ai nostri set. Ma, vi assicuro, dato il risultato dei primi tre shooting non ci lasceremo scappare l'occasione di coinvolgerla tante più volte possibile per vostra (e soprattutto) nostra felicità. La sua pagina IG è: https://www.instagram.com/mother_mary91_/
(*)Ropes: Mauro Lacqua

Preview Last month's model

Vinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.x
愛子
愛子
愛子
愛子
愛子
愛子
愛子
愛子
愛子
愛子

Preview Monthly Model

Vinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.x
Mother Mary
Mother Mary
Mother Mary
Mother Mary
Mother Mary
Mother Mary
Mother Mary
Mother Mary
Mother Mary
Mother Mary

From the Editor's Dungeon

Siamo tornati ...

2019 11 editorialeCiao! Siamo tornati!! Sì, abbiamo saltato un mese (e che mese) denso di lavoro per la sistemazione del nuovo studio fotografico e, infine, siamo di nuovo qui e quasi in pari con l'aggiornamento del sito.

Quindi ottobre è trascorso (nostra colpa) senza aggiornamenti dei monthly set e senza la presentazione di una monthly model ma non senza operare, dietro le quinte, per rendere il magazine sempre più vivo e sempre più vivace.

Stiamo ancora postproducendo la nuova serie di foto della monthly model (abbiate pazienza, non ve ne pentirete!!) ma vogliamo fare il punto della situazione e lo facciamo prima con quello che abbiamo fatto.

Un articolo di Fulvio Brumatti (Mappamondi in fiamme #4) aspettava da qualche mese di vedere la luce perché l'Editore (io me) ha preteso che fosse accompagnato da un set fotografico originale il cui storyboard fosse ricavato dal racconto di Vinicio che nell'articolo è presentato.

Non è come dirlo inventarsi un set credibile di spanking in un grande magazzino. Eppure con la pazienza delle formichine non solo abbiamo ricreato in studio la suggestione del magazzino resi di un (possibile) punto vendita di abbigliamento femminile: non contenti abbiamo messo all'opera due modelle che sono, in assoluto, new entry nel mondo della fotografia SM/BDSM e ci abbiamo ricavato un set niente male.

Come dire che il lavoro di squadra paga, alla fine.

Con l'uscita di un articolo di Paul Stoves sullo spanking in terra di Germania (Deutschland Deutschland) si è andati avanti con la geo-storia dei mappamondi in fiamme, supportata da pregevoli (che dico pregevoli, di più!) foto d'epoca.

Nel frattempo abbiamo ricevuto ed impaginato l'articolo di presentazione a lungo atteso (ragazzo impegnato) di Retif. Così e degnamente abbiamo inaugurato anche la sezione dedicata agli amanti dei piedi. Come al solito sollecitando l'autore a raccontare di sé e della sua storia personale, del suo modo di vivere la sua passione, delle sue esperienze. Il risultato, mescolato con qualche scatto eseguito nel passato durante qualche sessione di feet di cui Retif è stato protagonista, non è malaccio. Insomma, non è detto che amare i piedi delle donne debba per forza significare che, poi, ogni cosa, la si fa con i piedi ... o no?

Infine abbiamo ottenuto anche le presentazioni personali di Tsuki e di Altex che hanno dato vita e un po' di brio alla rubrica Latex Gloves.

In fondo un mesetto impegnativo che si è conluso sabato 30/11 con la serie di foto postprodotte della nostra modella fetish/bdsm del mese, Mother Mary, impegnata in una scena di shibari (ropes Mauro Lacqua)

Non possiamo, infine ma non per ultimo, dimenticare che il 25 novembre appena trascorso si è ampiamente e con vasta eco mondiale celebrata la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne del corrente AD 2019 (!! 2019 non 819 !!).

Questo tema è, per noi praticanti SM/BDSM, centrale e importante data la delicatezza dei meccanismi psicologici che le nostre pratiche vanno a toccare, a volte profondamente. La vigilanza sul proprio operato, sulle proprie scelte, sul modo d'interagire non può prescindere dal continuo e attento controllo sulle nostre azioni e sulle conseguenze di tali azioni. E questo vale sia per chi si prende la responsabilità di assumere un ruolo dominante sia per chi si prende il rischio di assumere un ruolo sottomesso.

La violenza, come tale, è già insopportabile quando a subirla è un uomo, diviene intollerabile ed esecrabile, soprattutto in questo periodo di rigurgiti culturali piuttosto proccupanti, quando segue l'odioso fine di annichilire moralmente e fisicamente una donna.

Su questo tema avremo modo di tornare spesso nei prossimi editoriali perché oggi più che mai è necessario, vitale, determinante, segnare una linea netta, senza ambiguità o tentennamenti, senza distinguo o sofismi, tra quello che è un piacere condiviso, una consapevole ricerca della felicità lungo un percorso di consensuale appagamento e quello che è, per contro, l'abominio della prevaricazione e della violenza. Non una linea tracciata a "sofismi": una linea operativa, oggettiva, invalicabile, tracciata con concetti chiari ed inequivocabili, atteggiamenti e comportamenti coerenti, assunzione etica, morale e legale delle proprie responsabilità. In poche parole un confine segnato con un muro di cemento armato tra noi e chi, usando ed abusando delle parole d'ordine e delle suggestioni del nostro mondo, vorrebbe camuffarsi, intrufolarsi e deporre - come il cuculo - il suo uovo malato nel nostro nido.

Questo detto vi rinnovo i miei migliori auguri di buon divertimento e vi saluto perché, a parte tutto, s'è pure fatta una certa ;-)

Top News

Musica e altre perversioni

ckc ohm thUn rombo come di tuono precede ogni terremoto. Sono le onde meccaniche del sisma che, arrivando in superficie, si trasformano nell'aria, in onde sonore. Quindi nessuna scoperta particolare, tutte cose ultranote, tanto che i sismologi a volte "ascoltano" i terremoti trasformando le registrazioni raw degli eventi sismici in suono digitale. Quello che i sismologi non hanno pensato di fare è il percorso inverso: trasformare il suono in vibrazione.

Poco male, non ha grande utilità pratica per capire i terremoti che già sono, di per sé vibrazioni, in suono e poi di nuovo in vibrazione. Nessuna utilità pratica per loro, ovviamente. Per una coppia di statunitensi piuttosto inquieta, Suki e Brain Dunham, invece l'idea si è rivelata una vera gallina dalle uova d'oro, sia per il letto sia per la banca. Il loro letto, il loro conto in banca.

E già che di uova si parla, l'idea è il classico uovo di Colombo: usare le onde che generano la musichetta che si ascolta con l'ipod in vibrazioni per un sex toy. Quindi toni, timbri, volumi e ritmi diventano stimolazioni vaginali e clitoridee che seguono, senza alcun controllo da parte della signora interessata, uno schema che passa da una metrica musicale ad una metrica del piacere, intensificando, velocizzando, diminuendo, aumentando a seconda del rullato di tamburo o dell'acuto di soprano.

Tutto fa piacere, quindi, dalle sonate per pianoforte alla tecno i gusti musicali si possono trasmutare in gusti vaginali. Se riuscite a pensare a qualcosa di più potente per avvicinare le persone alla musica fatemelo sapere, vi propongo per il premio Nobel.

Come sarebbe buono e giusto proporre Suki e Brain per lo stesso premio. Già da oggi.

Quindi, riassumiamo: musica trasformata in vibrazione per un sex toy. Ci aggiungiamo che può interfacciarsi con una playlist sul cellulare o in streaming con Spotify (ma si deve essere utenti premium) e che può essere comandato in remoto anche attraverso internet. 

Strumento perfetto per le camgirl che sono, ad oggi, le maggiori acquirenti. E che hanno incrementato, soprattutto in periodo di lockdown, il consumo dell'oggettino.

Ma anche per noi perversi sadomasocari ci sono interessanti prospettive.

Fate girare un pochino la fantasia: bondage e ohmIbod ad esempio. Ad esempio.

Ma è solo un esempio ...

Precum - Un racconto di Caliban

thumbnailUna doverosa introduzione dell'Editore. E' impossibile o quasi classificare correttamente Caliban se non lo si conosce personalmente, e pure da parecchi anni. I suoi racconti sono, a volte sconcertanti e visionari, scorci di incubi sessuali spontanei più che barocche fantasie onanistiche. Con lui si rigenera,  senza soluzione di continuità, quel filone disturbante ed eroto-filosofico che fu di De Sade, Apollinaire, Bataille e, in estremo oriente, di Tetsuo Amano e il suo Kachikujin yapū, il bestiame umano - pubblicato a puntate a partire dal 1956 proprio sulla rivista giapponese Kitan Club dalla quale abbiamo tratto ispirazione per questo magazine.
Forti i dubbi sull'opportunità di pubblicare i suoi racconti anche in questo contesto, forti le perplessità di cui anche lui è al corrente ma inutile chiedere di "limitare i danni" con autocensure. Non lo farebbe neanche se ad imporglierlo fosse la Mistress delle Mistress dei suoi sogni; paradossalmente un sub con inquietanti tendenze alla castrazione non è, in alcun modo, castrabile dal punto di vista intellettuale e creativo.

Leggi tutto...

Ultimo Lunedì - A tutti

a tuttiQuando avevo mandato il lontano 27 gennaio di questo sciagurato anno quella breve comunicazione a tutti gli iscritti alla mailing list dell’ULTIMO LUNEDI mai avrei immaginato.
Mai nessuno di noi avrebbe immaginato.
Eppure!

Il “resistere, resistere, resistere” è più che mai giusto pensarlo, dirlo, gridarlo. Solo quando sarà possibile vedersi, ci vedremo. E nemmeno 1 minuto prima.
Sarà un riprenderci il nostro vitale spazio di salutare divertimento fatto di gioco, ma soprattutto di belle relazioni tra persone accomunate da una stessa visione della propria sessualità.

A chi di noi dovesse essere per professione in prima linea, va il mio – e parlando a nome di tutti, il nostro - più forte senso di gratitudine, di ammirazione, di riconoscenza.

A presto con tutto il cuore e tutta la speranza,

Fulvio Brumatti


Akechi Denki (明智伝鬼), Sep 11, 1940 — July 17, 2005
July 16th, 2011

Il [post] seguente è un’intervista con Akechi Denki. L’intervista fu condotta da Osada Steve nel luglio del 2005, due settimane prima della morte del Maestro. L’intervista fu pubblicata nella rivista SM Sniper (ora cessata), nella rivista Fetish Japan (la pubblicazione dello stesso Osada Steve) così come in un certo numero di media esteri.

Riproporla oggi ha un triplo significato. In primo luogo segna il sesto anniversario della morte del maestro [sensei] Akechi Denki . In secondo luogo è l’ultima intervista in ordine di tempo dove il maestro condivide i suoi ricordi per la pubblicazione. In terzo luogo le ultime parole del maestro toccano gli aspetti muga [stato Zen del non-io] dello shibari/kinbaku (leggete l’ultimo paragrafo di questa intervista) e non possono essere pronunciate in un modo più bello.

Osada Steve: il rope bondage giapponese sta diventando molto popolare negli Usa e in Europa e la gente desidera conoscere di più. In Occidente c’è qualcosa che io chiamo “il bondage da camera”, - leghi polsi e caviglie con giri molto semplici e quando il tuo partner è immobilizzato inizi con il sesso o a giocare sadomaso. Però questo è diverso dal rope bondage giapponese. Come definiresti lo shibari? Cosa è lo shibari per te?

Akechi Denki: nel sadomaso lo shibari(1) è comunicazione tra due persone attraverso l’uso della corda. E’ una connessione fatta con la corda tra i cuori di due persone. In questo modo la corda dovrebbe abbracciarti con amore, come la braccia di una madre abbracciano il suo bambino. La sub ha riposto in te tutta la sua fiducia.

La cosa più importante è non causare mai danni fisici alla tua partner. Ci sono tendini e nervi delicati nel corpo e devi essere molto cauto e non devi mai denneggiarli. Se leghi qualcuno troppo stretto potresti danneggiare i suoi nervi. E se non leghi abbastanza stretto una corda può scivolare e finire a stringere il collo o le spalle della tua partner.

E’ difficile credere che un semplice pezzo di corda può causare danni permanenti ma ci sono stati molti incidenti così. Devi costantemente controllare la tua partner ed essere certo che lei stia bene. Non con le parole ma osservando la sua espressione.

Osada Steve: però quasi tutti i nawashi [縄師 corda+esperto] indossano occhiali da sole, in particolare quando si esibiscono. Se le modelle non possono vederti gli occhi sono davvero in grado di comunicare con te?

Akechi Denki: la comunicazione è qualcosa di più che il contatto oculare. La circondi con le braccia per sentire come sta, o alcune volte le fai qualcosa per valutare la sua reazione. E’ davvero una comunicazione con tutto il corpo. Può essere davvero spaventoso essere legate, perdere la propria libertà. Devi avere una buona comunicazione per fare in modo che la persona che stai legando si senta sicura. Devi fare in modo che lei si senta bene.

___
(1) in giapponese "shiba-ri" (縛り) significa "legare-legatura"; la frase originaria dell'articolo “In SM, shibari is” può significare anche "Nel SM legare è". Da qui in poi shibari può essere inteso sia come "arte del legare" sia come "atto del legare" a seconda della fantasia di chi legge.

  •  
    Osade Steve: cosa possiamo dire del termine nawashi? Penso che in Occidente le persone tendano a credere, sbagliando, che ci sia una sorta di processo di qualificazione prima di poter diventare un nawashi. Quando questo termine è entrato in uso?

    Akechi Denki: può darsi trent’anni fa [anni ‘80 circa]. Prima d’allora nessuno usava il termine nawashi. Quando iniziai a fare spettacoli sadomaso tutti dicevano “sado” (dalla parola “sadico/sadista” per indicare il dominante) e “mazo” (dalla parola “masochista” per indicare il sottomesso). In quei giorni il mondo sadomaso era molto più piccolo e le persone al suo interno prendevano la loro relazione molto seriamente.

    Il sado era il master, la maso era la sua schiava consensuale [willing]. Lui poteva chiamarla a sè e metterle la sigaretta sul palmo della mano e questo era accettato nel contesto della loro profondissima relazione. Era accettato che poteva farle del male; di fatto lei era disposta a dare la sua vita per lui.

    Solo più tardi le persone iniziarono a usare il termine nawashi per qualcuno che eseguiva del rope bondage come parte di uno spettacolo sadomaso.

    Osada Steve: quindi come si diventava un nawashi? Come sei diventato un nawashi?

    Akechi Denki: devi capire che la gente come me, la vecchia generazione, ha inziato questo tipo di cose nell’adolescenza. Noi avevamo riviste come il vecchio Kitan Club (non più pubblicato) e cercavamo d’imitare quello che vedevamo nelle riviste, lavori con la corda molto più semplici di quelli che vedi al giorno d’oggi. E si praticava molto. Non solo corde ma tutte le abilità che usavamo negli spettacoli sadomaso. Io avevo una frusta di cinque o sei metri dall’america – una vera frusta da cow-boy. Praticavo per ore lanciandola ancora e ancora e ancora fin quando non imparai come usarla in uno spazio confinato e colpire con precisione. Noi acquisivamo esperienza attraverso la ripetizione delle pratiche.

    Ma la cosa più importante è avere una partner con la quale condividire una relazione profonda e basata sulla fiducia. Questa fu la parte più difficile per me – trovare partner. Quarant'anni fa non potevi giusto venir fuori e dire che eri interessato al sadomaso. Non c’erano club sadomaso dove andare e trovare una donna che desiderava essere legata. Così dovevo incontrarmi con una ragazza “regolare” e farle la corte in modo “regolare”, portarla ai caffè e al cinema per sei mesi o perfino un anno, creare una relazione molto profonda prima di azzardarmi a presentarle il bondage. E anche in questo modo molte ragazze erano traumatizzate e inorridite quando tiravo fuori una corda. Mi lasciavano immediatamente. Alla fine una mi disse “Ok, ma solo un pochino”. Ero così grato che piangevo quando iniziai a legarla. Avrei fatto qualsiasi cosa per lei. Fu come aver trovato un gioiello prezioso.

    Osada Steve: quanti anni avevi allora?

    Akechi Denki: sedici o diciassette. Lo ricordo perché a quei tempi non ti era permesso di entrare in un caffé fino a quando non avevi 18 anni. La ragazza lavorava come cameriera in un caffè. La prima volta andammo in un posto tipo un dormitorio. Io avevo un sistema digestivo piuttosto fragile e così indossavo sempre un sarashi, così lo usai per legarla (un sarashi e un indumento di cotone lungo e sottile che è arrotolato intorno allo stomaco perché la medicina orrientale insegna che è importante tenere gli organi interni al caldo.). Finché indossai un sarashi ero sempre preparato a cogliere un’opportunità di bondage.

    Osada Steve: molto comodo!

    Akechi Denki: sì e non solo per il bondage. Portare un sarashi arrotolato intorno al corpo può proteggerti in una lotta al coltello perché devia o ferma lama. E se sei ferito l’indumento aiuta a fermare l’emorragia. A quei tempi lavoravo in cantieri di costruzioni, che erano luoghi piuttosto carini. Io ero a capo di circa cento persone ma sapevo di non essere un buon combattente così presi con me persone leali. E indossavo il sarashi.
     
    Osada Steve: hai imparato tutto da solo? Qualcuno ti ha insegnato?

    Akechi Denki: nessuno mi ha insegnato. Diventai amico di Tsujimura Takashi, i cui lavori a quel tempo erano pubblicati nella rivista Kitan Club, e del suo amico Yamamoto Issho. Loro vivevano a Kansai (Osaka) ma ci si incontrava quando si poteva e si praticava insieme e ci prestavamo le nostre partner uno con l’altro.

    Osada Steve: cosa pensi del famoso artista Ito Seiyu (1882 – 1961)? Le sue fotografie e i suoi quadri di donne legate ti hanno influenzato?

    Akechi Denki: in effetti no. Ho raccolto libri delle sua arte ma lui ha esplorato molti soggetti al di fuori dello shibari come i fantasmi tradizionali. Ho apprezzato il suo lavoro come arte piuttosto che come ispirazione per il mio lavoro.

    Osada Steve: ho capito che hai fatto molte ricerche sullo hojojutsu che un’antica forma di arti marziali che utilizzava la corda.

    Akechi Denki: sì, dal momento che ero così interessato allo shibari andai in molte librerie e musei cercando informazioni sull’uso delle corde come armi. In un libro molto specializzato di arti marziali – ho dimenticato il titolo – trovai diagrammi per tre esempi e li studiai con grande attenzione. Imparai alcune buone tecniche in questo modo ma le riadattai per usarle nel mio lavoro. Le scuole di hojojutsu che operano attualmente custodiscono il segreto delle antiche tecniche e non penso che tollerino che le loro tecniche appaiano in riviste sadomaso.

    Nell’era Sengoku (circa 1478 – 1605) i guerrieri portavano corde come armi. Se perdevi la spada potevi acchiappare la tua corda e usarla per deviare la spada del nemico. Potevi lanciarla come un lazo per avvolgere la spada del tuo nemico o mettere pesi ad entrambe le estremità della corda e lanciarla così da avvolgere il corpo del tuo nemico e immobilizzarlo oppure avvolgerla intorno al suo collo per strangolarlo. Ho paura che molta di questa conoscenza non è stata tramandata [è stata persa].

    Ma alcune moderne polizie e forze militari usano tecniche simili. Le forze speciali italiane e statunitensi usano corde per immobilizzare i prigionieri, legando i polsi e immobilizzando i pollici. E’ semplice ma molto efficiente e molto più a buon mercato che le manette. Ho sentito dire che hanno imparato queste tecniche dalle arti marziali tradizionali giapponesi e che le corde che usano sono molto buone.

    Ho fatto ricerche anche sulle tecniche della polizia nel periodo Edo. Gli ufficiali di polizia avevano diversi tipi di legature in funzione dello stato sociale delle persone che dovevano trattare e svilupparono diversi modi di legare in funzione di come dovevano essere trasportate. Per esempio se i prigionieri erano inviati per nave alle isole penali dovevano avere le gambe libere per potersi avvicinare al lato della nave nel caso avessero mal di mare.

    Osada Steve: quello che ho veramente apprezzato è che sei sempre positivo e incoraggiante. Sono venuto da te per imparare alcuni sistemi di legatura e anche quando il mio impegno ha portato risultati terribili mi hai fatto i complimenti. Sei così con tutti. Non dici mai “quel ragazzo non può proprio legare”. Ovviamente ami le corde e ami vedere la gente legare [doing shibari]. Io penso che per questo motivo sei così gradito e rispettato nel mondo sadomaso.

    Akechi Denki: ricordo com’era quando io ero agli inizi.

    Osada Steve: un’ultima domanda: ci sono pochi nawashi professionisti e ciascuno ha uno stile distintivo. Il tuo stile è molto intricato e bello. Come si è sviluppato?

    Akechi Denki: per me la cosa più importante è che il lavoro di corda sia bello. Il mio stile si è sviluppato nel corso di spettacoli sul palco, nei tempi in cui non c’erano ancora i video. Sentivo che era importante dare agli spettatori qualcosa di unico, qualcosa che non avevano mai visto prima. Così sviluppai il mio stile. L’idea venne da dentro me e il mio goal, il mio principio guida, è di non ripetere mai due volte la stessa legatura. Naturalmente alcune volte capita che alla fine mi ripeta ma nella mente io cerco sempre di fare qualcosa di completamente nuovo. Così anche ora il mio stile sta ancora cambiando e si sta ancora evolvendo.

    Quando vado sul palco, all’inizio dello spettacolo, io non ho alcuna idea di quello che sto per andare e a fare. Svuoto la mente e in questo modo le idee semplicemente arrivano a me, dall’interno o dalla partner con la quale sto lavorando. Alcune volte le corde si muovono da sole e le mie mani semplicemente seguono e questa è sempre un’esperienza sorprendente. Io, semplicemente, scompaio. Lo shibari è sempre molto bello quando questo accade

 

PREVIEW MONTHLY ACTION SET

Vinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.x
Micole & Tesla
Micole & Tesla
Micole & Tesla
Micole & Tesla
Micole & Tesla
Micole & Tesla
Micole & Tesla
Micole & Tesla
Micole & Tesla
Micole & Tesla
Micole & Tesla
Micole & Tesla

PREVIEW LAST MONTH'S ACTION SET

Vinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.x
Asuka
Asuka
Asuka
Asuka
Asuka
Asuka
Asuka
Asuka
Asuka
Asuka

 
X

!Tasto destro e funzione copia disabilitati!

Questo sito è fruibile grauitamente solo in lettura. I contenuti scaricabili sono raccolti in area archivio.