Preview Monthly Model

Vinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.x
Aiko
Aiko
Aiko
Aiko
Aiko
Aiko
Aiko
Aiko
Aiko
Aiko

Preview Last month's model

Vinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.x
愛子
愛子
愛子
愛子
愛子
愛子
愛子
愛子
愛子
愛子

From the Editor's Dungeon

Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde

Ogni mese un set diverso e una modella fetish diversa, questa era (e resta) la promessa. Ma settembre, questo settembre, abbiamo dilazionato un pochino l'uscita dei nuovi set, ora finalmente online. La ragione è semplice quanto "imbarazzante". La realizzazione del sito, la cui piattaforma informatica sta crescendo di pari passo con l'arrivo dei contenuti e delle osservazioni dei beta-tester, ci ha un pochino rallentato.

Ma c'è un altro motivo per il ritardo, questo tutto interno all'ambiente, la cosiddetta community SM/BDSM. I set fotografici di rope bondage, in ogni sua declinazione, ormai sono più frequenti delle piogge sul Lago Maggiore. I monthly set avranno spesso come argomento anche il rope bondage ma, pur nascendo il cKC e il magazine Club & Kitan Club da un'esperienza di bondage, ci siamo un pochino annoiati di guardare (e proporre) fotografie di belle ragazze legate, sospese, meditative, imbozzolate. Ad onor di vero avrei intitolato questo editoriale "Che barba, che noia" o "Venghino signori, il circo è aperto" in polemica con il sentiment generale per cui il BDSM viene ridotto alla sola "B" che poi, spesso, non è neanche bondage ma rope art, al massimo rope fetish. Niente da eccepire, per carità, la moda è moda, i trend sono trend e chi si diverte è bene lo faccia come vuole e quando vuole. Ma questo pone, a noi della redazione, un problema di non facile soluzione: mentre nella community si trovano a manate modelle disposte, anelanti e scalpitanti per un servizio fotografico di "bondage", magari eseguito con un rigger di spicco, le modelle fetish e SM scarseggiano adesso come scarseggiavano nel 1950, anzi peggio.
Poche persone della "community BDSM" hanno la tempra ed il fisico, oltre che la naturale capacità, per confrontarsi con tematiche fetish e SM in uno shooting fotografico senza ricorrere al sostegno psicologico modaiolo e pseudo-artistico di corde e sospensioni. Abbiamo sottomano un esercito di "vorrei ma non posso" anelante alla platea di un set fotografico ma timorose di "sembrare troppo sub", una sorta di marchio di caino che potrebbe rovinare la gloriosa carriera di modelle di bondage pure e caste. Quindi "sì se è circo e no se è sadomaso" anche se, poi, alle feste, nei party, nei munch, nella loro stessa narrazione di se stesse, il sadomaso e la sottomissione sessuale, sono motivi dominanti, quasi ossessivi. Un doppio binario in cui, liberate dal capestro della normalità, ci si relega ad una diversa, ma non più morbida, morale per la quale essere "fotografate mentre vengono frustate o sculacciate" fa male alla loro immagine. Uno status sociale parallelo e divisivo che fa del rope bondage una sorta di mondo a parte, purificato, distillato e disinfettato da ogni accenno alla radice stessa del bondage: il Dr. Jekyll in camice bianco, perbenista e affabile in cui alberga un Mr. Hyde, inaccessibile anche ove, a parole, si dichiara libertà sessuale e apertura mentale. Molte di più, per contro, sono le modelle provenienti da subculture diverse, da community dark e goth ad esempio, o semplicemente interessate al sadomaso ma non "arruolate" e non "arruolabili" in questo o quel gruppo di cordaroli che sono arrivate sui nostri set e ci hanno fornito, in meno di sei mesi di attività, più di due anni di monthly set. Se ce ne fosse stata la necessità questa sarebbe la prova provata che il SM/BDSM sta più fuori che dentro la community che pretende di rappresentarlo. Abbiamo materiale fotografico a carrettate ma, purtroppo, ben poco ci viene dalla nostra stessa community, dalle persone che potrebbero riconoscersi e riconoscere in quegli scatti un anelito di "scena reale".

Fatto è che la pratica del rope bondage ha perso nel tempo il suo significato più pertinente (in occidente come in oriente) e collegato a dinamiche sm/ds per assume un generico senso di "gioco con le corde", nel quale, al massimo, far entrare un pizzico di erotismo casereccio, qualcosa di postabile su Facebook ed Instagram senza rischiare la censura, qualcosa che anche mamma e papà possono guardare senza turbarsi eccessivamente; ancora una volta quando una pratica SM/BDSM arriva al mainstream, ai social network, si scopre che non è più SM/BDSM ma la sua rappresentazione simbolica, una metafora, al massimo, o una performance edulcorata, se va bene.

Lontani i tempi in cui Akechi Denki, il padre del kinbaku o bondage giapponese, diceva "ho proposto uno show che facesse vedere cose vere". Ad oggi lo show dello shibari/kinbaku, del bondage in generale, fa vedere solo una faccia "presentabile" e "rappresentabile" del mondo del rope bondage, quella più "vendibile": la parte che non ci coinvolge particolarmente. Non siamo interessati a spericolate sospensioni sotto i ponti autostradali, non più di quanto siamo interessati al bungee jumping. Non siamo interessati a fanciulle legate ed appese, non più di quanto siamo interessati ad una visita guidata nella cantina di un salumificio. E' nostro dovere avvertirvi che dove il bondage non mostra il suo lato emotivo, la sofferenza, la dominazione e la sottomissione, non ci appassiona. Faremo una fatica immensa nel trovare soggetti interessanti e, forse, ritarderemo di qualche giorno, l'aggiornamento mensile della homepage del sito ma la linea è questa e questa è la nostra cultura. Per il resto, e come al solito, buon divertimento!

[Credit foto di apertura: Model Batory, Ropes & Ph Maurice Poison]

Top News

La carica dei 101

carica 101E' il titolo di un notissimo film d'animazione nel quale una crudele ed impellicciata signora tenta di raccogliere a fini di pelletteria 101 cuccioli di dalmata per trasformarli in un caldo pastrano. Noi di Cucciolino ne avevamo solo uno e nessuno ha cercato di farlo diventare una pelliccia per mistress, anzi, è stato coccolato, ha raccolto grattini sul pancino e s'è fatto il suo giretto al guinzaglio tra gli amici dell'Ultimo Lunedì.
Quindi 101 alla carica, nell'edizione settembrina del play party più datato d'Europa, di cui un solo Cucciolino; 101 persone hanno varcato il gate del locale per partecipare con la loro presenza, giocando o chiacchierando o facendo entrambe le cose come è tradizione dell'Ultimo Lunedì dove si viene per fare salotto, anche, per giocare, anche, per ritrovare amici e atmosfere speciali, anche, ma soprattutto si viene per chiudere fuori la quotidianità ed immergersi in un mondo sadomaso ben reale ove le chiacchiere oziose dei social sono spazzate via in un attimo, ove la realtà delle nostre pratiche cancella in un solo secondo infinite ed inutili righe di teorica dabbedaggine.

Leggi tutto...

Happy Birthday SSC

th calvatoIMG 63261Forse non tutti lo sanno ma lo scorso agosto (per essere esatti il giorno 21 agosto 2019) il SSC ha compiuto trentasei (trentasei!!) anni. In poche parole non può più partecipare ai TNG.

Mi sarei volentieri lasciato alle spalle questa data senza segnalarvela se la scena attuale - sempre più ampia e più partecipata ma sempre meno attenta ai pilastri etici del sadomaso - non riproponesse ancora, a distanza di trentasei (!!) anni situazioni, personaggi e gruppi che più di trentasei (!!) anni fa portarono alla necessità di tirare una bella linea, dritta e affilata, tra ciò che era (è) il sadomaso (allora l'acronimo BDSM ancora non esiteva) e ciò che era (è) violenza, abuso, illegalità.

Questo trentaseiesimo compleanno da poco trascorso è quindi occasione più che ghiotta per riproporre a mia volta e appena il tempo mi ha dato il suo Consenso (...) un articolo di dieci (dieci!!) anni fa, sempre attuale e, anzi, oggi come oggi, più attuale che mai. Questo detto non mi resta che auguarvi una proficua e interessante lettura; sarà un ripasso per alcuni, per altri cose più o meno vere sentite in giro, per me e per quelli della mia generazione resta una bussola irrinunciabile nel mondo del SM/BDSM.

Leggi tutto...

Semaforo Rosso

codice rosso 2Andiamo subito al sodo. Ultimamente capita nella community SM/BDSM italiana di assistere ai tentativi di iniezione di personaggi condannati per reati attinenti lo stalking e non solo (!!) che più o meno agganciati a questo o a quell'amico si fanno portare a traino tra persone che ignorano i loro trascorsi. Un caso emblematico che in questi giorni fa ancora discutere, e molto, riguarda perfino un pregiudicato per omicidio volontario sulla sua ex (ormai anche in senso fisico) compagna.

Di un altro tentativo avvenuto qualche settimana fa, di fatto fallito, nulla si sa e quindi i social tacciono. In questo caso lo stalker si era limitato – si fa per dire – ad atti persecutori nei confronti della sua ex compagna così come acclarato nelle competenti sedi giudiziarie venete, portando a giusta condanna.

Da qui l'impressione, per chi non conosce la scena reale, che tutto l'ambiente possa essere ricettacolo di "cattive frequentazioni" e dal privato al pubblico, dai munch ai party, dai corsi e seminari ai peer rope e rope jam si rischia sempre ed ovunque d'incontrare potenziali stalker, se non peggio.

Leggi tutto...

bondingMistress May ha un account su Twitter ma non accetta clienti. Sotto il post, unico, del trailer della serie (22/04/2019) ci sono una ventina di commenti, per lo più di prodomme statunitensi le quali protestano per varie ragioni e che, protestando, si fanno un pochino di pubblicità-progresso. Altro non c'è, per fortuna! Bonding è una serie di Netflix (7 episodi di 15 minuti ciascuno) che non mi sarebbe neanche passata per lo schermo se non avesse suscitato perfino l'interesse di "Rolling Stone", la rivistona che oltre ad occuparsi di musica ha la pretesa di pubblicare anche articoli di lifestyle e mainstream.

La quale rivistona il 5 maggio (data memorabile per ben altra lirica) del 2019, a soli undici giorni dall'uscita della serie, pubblica un articolone (sic!) dal titolo 'Le dominatrici si sono incazzate per la serie Bonding di Netflix' al quale non segue, ahimé, un "ecchissenefrega" e chiuso lì ma una dotta dissertazione con palesi errori di traduzione e dotte citazioni di sex worker(s) con sottotitolo "Lo show che racconta le avventure di una sex worker di New York è un'orgia di inesattezze, secondo chi questo lavoro lo fa sul serio". Che il prodomming sia un "lavoro" e si possa farlo "sul serio" è opinione di Rolling Stone, non mia, sia chiaro!

E via a parlare di moquette non igieniche nelle "prigioni" (pessima traduzione di dungeon la cui corretta traduzione è "segrete"), di mancanza di negoziazione tra clienti e protagonisti e quindi con difetto di consenso, di una visione fallata del mondo delle sex worker specializzate in dominazione a pagamento, del personaggio di Tiff (Mistress May) che avrebbe subito violenze da piccola e quindi sarebbe una dom per traumi secondo stereotipi, etc, etc.

Insomma, non Rolling Stone ma le prodomme stroncano la serie come imprecisa, dannosa per le sex worker(s) e tale da disegnare un'immagine distorta del mondo BDSM, Rolling Stone semplicemente dà voce alla giusta indignazione delle prodomme e, secondo un politically correct che vuole tutti quelli che fanno cose alternative come categorie protette, in qualche modo si fa cassa di risonanza  dell'indiganzione di una specie in via d'estinzione. Ovviamente senza nulla conoscere del mondo BDSM e senza aggiungere nessun controcanto, nessuna propria considerazione.

Quanto basta ed avanza per incuriosire anche un pigro congentito come il sottoscritto e spingerlo a guardare, per due volte, la famigerata e terribile serie. Il problema sostanziale è che il sottoscritto, al contrario di Rolling Stone, non è politically correct e non è vincolato dalla mission di dare voce a tutti i cahiers de doléances di tutte le lavoratrici marginali ed evasori fiscali totali dell'Universo.

Il più grave difetto di Bonding è, invece, quello di presentare esattamente la maggior parte del mondo prodomme del XXI secolo e se gli autori di Rolling Stone, prima di scrivere a vanvera citando prodomme d'oltre Oceano si fossero presi la briga di leggere qualche inserzione sui siti specializzati si sarebbero resi conto che, al paragone, Mistress May è un cammeo di correttezza e sensibilità, che Netflix ha sì distorto un poco la realtà ma nello sforzo, immane, di migliorarla.

bonding 01

Mistress May non si presenta come "donna violentata" o traumatizzata ma come "donna che ha avuto frequentazioni maschili sbagliate", aggiungendo poi che questa è la vita o che capita a tutte o qualcosa del genere. La negoziazione del consenso si ferma ad una safeword (e già siamo bel oltre quello che molte prodomme fanno nella realtà) e non può essere diversamente perché il cliente paga per le pratiche che a lui piacciono e non certo viceversa; il consenso è materia etico-giuridica molto complessa ma a me nessun ferramenta ha chiesto il consenso durante l'acquisto di un martello: sarebbe per lo meno buffo se alla mia richiesta "vorrei un martello da falegname" il ferramenta mi chiedesse "sei consapevole dei rischi che corri? Davvero vuoi acconsentire a portarti a casa uno strumento che potrebbe colpirti il pollice in modo tale da farti, perfino, saltare un'unghia?"

Irrealistico come è irrealistico il putiferio d'indignazione su una serie che ha come centro di gravità NON l'attività di Mistress May ma la visione stranita e ingenua del suo ex fidanzato, gay e innamorato, del suo spasimante che alla fine si fa legare (in un'aula di università) e commenta che, così insalamato, ha potuto dimenticarsi delle sue ansie da performance, del mondo al di fuori del BDSM che quando viene a contatto di questa realtà in modo corretto, leggendo la persona prima del personaggio alza la mano per farsi legare, come succede nell'aula universitaria verso la fine della serie, ultimo episodio.

bonding 03

images 3Quello che ci racconta Bonding è un mondo attuale, realistico anche se non reale, dove (alla maniera americana) alla fine prevalgono i buoni sentimenti. Se critica può essere fatta a questa serie leggera e gradevole è proprio quella di "normalizzare" allo standard statunitense una realtà generalmente meno rosea, almeno in Italia o nella provincia americana stessa. New York è la "Grande Mela" dove la gente va a vedere i film di Woody Allen mentre ad Huston difficilmente proietterebbero qualcosa di più impegnato di Rambo: quello che a New York può essere normalizzato e metabolizzato non può esserlo, non così facilmente, a Seattle, contea di King, o a Fossano, provincia di Cuneo.

Alla fine della prima serie Tiff (MIstress May) non rinuncia platealmente al suo introito da prodomme e il suo amico e coprotagonista non rinuncia al suo 50% in impresa, per fortuna. Buoni sentimenti sì ma non esageriamo nel normalizzare. E' questo che di Bonding mi è piaciuto di più. Al contrario del pippone psicosociale di Secretary e del melenso, insulso e non credibile "Cinquanta sfumature di qualche colore a scelta" non si compiace dei suoi protagonisti ma li dota di una loro individualità e poi li fa agire in relazione a questa, all'ambiente, al costume attuale, senza recedere o concedere un "happy end di redenzione" a qualcosa che non necessita di alcuna redenzione.

Intrecciata alla storia di Mistress May c'è anche la storia del suo "assistente" gay e la sua neonata relazione con il suo nuovo compagno, la coppia di "middle class" americana in cui lui nero e lei bianca si trovano, alla fine, in una relazione Dom/sub in cui lei è parte attiva. Ci sono tante storie dentro la "non storia" di Tiff che, in fondo, svolge un servizio di qualità medio-alta per mantenersi agli studi e la cui vera storia è avanti e dietro di lei, nel passato di "fuggitiva" e nel futuro di "persona autodeterminata".

E' episodico e casuale che il tutto sia inserito in un contesto di sex working, lo è perchè, a quanto pare, l'autore ha preso spunto da un episodio reale della sua vita. Se Tiff fosse una mistress per passione il nocciolo non cambierebbe.

Il nocciolo è, questo non è piaciuto a mio parere alle prodomme e a Rolling Stones, che il SM/BDSM non è più materia di middle class, di mister Gray (sia in versione avvocato sia in versione magnate dell'industria) ma è diventato proprietà degli "sfigati", dei marginali in attesa di meglio, del proletariato che deve coabitare per tirare avanti, di quel popolo minuto e un poco antipatico che fa i conti con la bolletta della luce. Non c'è più bisogno di essere gli inquilini dei piani alti per fare sadomaso spicciolo, si può comprare un vestito da pingunino su Amazon e poi giocare alla lotta dei pinguini con spanking finale senza essere l'avvocato di punta della City. Si può fare la mistress a pagamento anche senza sapere tutto sulla "psicologia" della sottomissione perché, semplicemente, non c'è una psicologia della sottomissione, esistono desideri sessuali e questi sono comuni a tutti, democraticamente distribuiti a tutti e accessibili a tutti, a pagamento o meno.

bonding 04

Questo abbassa di brutto le tariffe che le prodomme possono richiedere ai clienti e una serie che suggerisce una via per arrotondare senza troppa fatica a potenziali milioni di concorrenti non è sicuramente gradita. Questo toglie alle prodomme quell'aura di personaggio "femme fatale" e le riporta all'umanità della ragazza seduta sul cesso a contare quanti soldi mancano per pagare la rata del college.

bonding 05Può non piacere la recitazione (a me è piaciuta) o le scene di sadomaso fin troppo soft, possono dare fastidio i baci lingua in bocca dei personaggi gay (a me non hanno fatto né caldo né freddo) o può non piacere la normalizzazione della prostituzione (così si traduce in italiano sex worker) che Tiff cavalca senza remore morali (finalmente) ma nessuno dei difetti ascritti dalle incazzate sex worker(s) alla serie è reale o realistico e Rolling Stone dovrebbe prima documentarsi in merito chiedendo lumi, possibilmente, non agli osti (per i quali il proprio vino è il migliore) ma ai clienti che hanno provato quel vino e, forse, qualcosa in più ne sanno.

Che dire di più? Che non sento l'esigenza sfrenata di una seconda serie ma se verrà la guarderò volentieri. Senza infamia, senza lode, divertente, leggero, con suggerimenti più o meno palesi per il BDSM ma, come al solito, quando il BDSM arriva al mainstream non è più BDSM, è una sua fantasiosa rappresentazione. Anche se, questa volta, il gap tra fantasia e realtà è, per fortuna, notevolmente ridotto.

 

 

PREVIEW MONTHLY ACTION SET

Vinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.x
Asuka
Asuka
Asuka
Asuka
Asuka
Asuka
Asuka
Asuka
Asuka
Asuka

PREVIEW LAST MONTH'S ACTION SET

Vinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.xVinaora Nivo Slider 3.x
Stefy & Tsuki
Stefy & Tsuki
Stefy & Tsuki
Stefy & Tsuki
Stefy & Tsuki
Stefy & Tsuki
Stefy & Tsuki
Stefy & Tsuki
Stefy & Tsuki
Stefy & Tsuki

 
X

!Tasto destro e funzione copia disabilitati!

Questo sito è fruibile grauitamente solo in lettura. I contenuti scaricabili sono raccolti in area archivio.